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Claudio Calzana

Claudio Calzana

Nato a Bergamo nel 1958, ha insegnato nelle scuole superiori ed è stato titolare di un’impresa nel settore multimediale. Attualmente è “Direttore Progetti Editoriali e Culturali” per Sesaab, azienda del settore quotidiani. Sposato con Marina, ha due figli, Chiara e Marco. Nel 2004 ha vinto il premio Galbiate (Lc) per un racconto, dal quale – su sollecitazione di Andrea Vitali – è nato Il sorriso del conte, il suo primo romanzo, giunto alla terza edizione. Il sorriso del conte è stato finalista al premio “Città di Penne–Europa 2008, sezione Opera Prima. A novembre 2012 è la volta di Esperia e della collaborazione alla sceneggiatura del docufilm Gli anni e i giorni. Nel 2015 tocca a Lux. Sempre nel 2015, un suo racconto, Brumana, è stato inserito nel volume Gente di Bergamo, Bolis Edizioni. Nel 2017 è la volta de La cantante, sempre edito da Bolis Edizioni. Calzana ha un blog all’indirizzo www.claudiocalzana.it

La cantante

titolo libro

Romanzo

Bergamo, maggio 1935: i più famosi piloti dell’epoca si disputano la prima edizione del “Circuito delle Mura”. Lungo il magico tracciato sfrecciano bolidi a velocità inusuali, in un trionfo di folla plaudente: “Un circuito stradale sublime”, a giudizio di Tazio Nuvolari, “che certo spunta vittoriosamente il confronto con quelli già rinomati di Monaco e Montecarlo”. Organizzatori della competizione i responsabili del Reale Automobile Club, affiancati da quattro degni compari: i fratelli Carlo e Dante Milesi, il fotografo Romeo Scotti e il biciclista Spiridione Curnis, che danno vita a una sarabanda di avventure ricca di frizzanti sorprese al femminile. Accanto ai protagonisti, si muovono famiglie ormai adulte e quelle figure spicciole che rappresentano il cuore pulsante della provincia. Una vita forse minore, ma non certo indegna di figurare in storie e narrazioni.   La nuova e spassosa avventura dei quattro inossidabili amici già protagonisti della spericolata sfida con Buffalo Bill (Esperia) e della fantastica incursione nel mondo del sinemà (Lux).Ecco il booktrailer de La cantante.
 

Lux

titolo libro

Romanzo

Bergamo, 1919. Quattro amici d’annata: i fratelli Milesi, Dante e Carlo, rispettivamente meccanico e fornaio, Romeo Scotti, fotografo, e Spiridione Curnis, ciclista anzi “biciclista” e spacciatore di vino da messa, decidono di imbarcarsi in una nuova avventura. L’antefatto data 1906, quando Buffalo Bill nega la rivincita al Curnis, sconfitto nel 1894 dall’eroe americano, lui a cavallo e l’altro in sella al suo bicicletto. Nel rinnovare il sodalizio, i quattro compari inaugurano nientemeno che un cinematografo, per far sognare tutti davanti al lenzuolo bianco. La via dell’arte si rivelerà lastricata di acciacchi e sorprese, coinvolgendo nella trama il pianista del locale e l’ultima figlia del Dante, Esperia, che porta il nome di un’automobile e di una stella. Lux narra i mille fatti della vita quotidiana, le beghe e gli amori, i sogni e le imprese, regalandoci personaggi che restano nel cuore. Romanzo sorprendente e spassoso, Lux ha una lingua scoppiettante e ricca di humour, che muove spesso il sorriso: tra Camilleri e Vitali, passando per il grande cinema di Monicelli, ci offre un allegro ritratto della provincia italiana, così ricca di storie, imprevedibile e caparbia, viva e migliore.

Esperia

titolo libro

Romanzo

Bergamo, anno di grazia 1906. Uno scombinato quartetto di amici lancia il guanto di sfida nientemeno che al colonnello William Cody, alias Buffalo Bill, a quell’epoca in tournée per il Vecchio Continente con il suo leggendario “Wild West Show”. Un’impresa quanto meno temeraria per chiunque, figuriamoci per quei quattro mal assortiti compari (circondati da un variopinto drappello di figure femminili): il Curnis, ciclista orobico sconfitto dodici anni prima da Buffalo Bill a cavallo, e dunque smanioso di rivincita; Romeo Scotti, fotografo e damerino sempre di bianco vestito; Carlo Milesi, prestinaio in Città Alta, nonché vigile del fuoco volontario; e suo fratello Dante, “cervello” della sgangherata combriccola e meccanico nell’officina che ha dato vita a una strepitosa automobile dal nome curioso, Esperia. La sfida dei bergamaschi all’americano avrà un epilogo rocambolesco e colorato di “giallo”, con il perentorio ingresso in scena di Gervasio Berlendis, regio commissario di Pubblica Sicurezza. Quattro anni dopo il felicissimo esordio con Il sorriso del conte, tenuto a battesimo da un “padrino” d’eccezione, Andrea Vitali («una storia siffatta l’avrei raccontata più che volentieri»), Claudio Calzana torna alla ribalta pubblicando un nuovo romanzo, altrettanto ricco di episodi avvincenti e spassosi, insaporiti da quel suo caratteristico humour che sferza con ironia i piccoli vizi della provincia italiana. Narratore “di testa e di cuore”, ancora una volta lo scrittore bergamasco dà dimostrazione del suo talento nel mettere a nudo i pensieri più riposti, i desideri più inconfessabili e i sentimenti più veri dei suoi personaggi.
 

Il sorriso del conte

titolo libro

Romanzo

A Bergamo, tra il 1915 e il 1988, si succedono tre generazioni di conti Salani, originariamente facoltosi produttori di carta: Gabriele, laborioso ma incapace di gestire con profitto l’azienda familiare; Gian Giacomo, dapprima amorfo, indolente, succube dell’energica moglie Irene, poi scatenato viveur e frequentatore di case d’appuntamenti; infine Angelo, personaggio estroso, contraddittorio: da un lato egocentrico, beffardo e gaudente come il padre, dall’altro capace di un profondo affetto verso la moglie Teresa, la madre, l’unica figlia, una domestica traccagnotta e uno strampalato ma anche geniale giardiniere. Tutta la seconda parte del romanzo ruota intorno a una paradossale indagine che don Luigi Previtali, ex compagno di scuola del conte Angelo, conduce subito dopo la morte dell’amico, per scoprire quali retroscena si nascondano dietro una bizzarra disposizione contenuta nel testamento del defunto. Scritto in una prosa scoppiettante, ispirata ai modelli di Piero Chiara e di Andrea Vitali, il libro dell’esordiente eppure già maturo Claudio Calzana è pervaso da uno humour micidiale nell’inquadrare e trafiggere “vizi privati e pubbliche virtù” di un piccolo mondo lombardo. Antico, sì. Ma, al tempo stesso, modernissimo.